venerdì 23 luglio 2010

Sala operatoria

martedì 20 luglio 2010,
arrivo in sala d'attesa alle 7,00, tassativamente a digiuno; accompagnato da Mamma e Moglie, ore 7,05 la Mamma:"Sei nervoso?" "No non lo sono", "Mi sembri preoccupato..""No sto bene!", la Mamma alla Moglie:"E' nervoso, ma è naturale che lo sia..."
Ore 7,30, signor Andrea si accomodi, questa è la sua stanza, appena pronto venga che la depiliamo e poi scendiamo in sala operatoria.
Si passa alla sala medicazione per la tosatura, però mi sono gia depilato ieri sera a casa mia, non importa diamo una controllata, ops.. mi spiace, ed intanto sul mio torace si allarga una macchia rosso vermiglio, beh dai questo taglietto non è niente rispetto a quello che mi aspetta.
Si scende. Come in tutte le riprese televisive e nei migliori film la tua unica visione durante il percorso è il candido controsoffitto, interotto dalle luci al neon e dal viso di persone incrociate che ogni tanto si sporge al di sopra del tuo lettino per vedere se riconosce la vittima. Magari quello stesso percorso lo hao fatto altre volte a piedi, camminando ed osservando i particolari, ma non oggi, questa volta è solo un lungo soffitto bianco.
Poi esplode il verde.
Sei nell'anticamera della sala operatoria e tutto improvvisamente è rivestito di panni verdi. Un piccolo saltino e passi dal tuo comodo letto alla lettiga della sala operatoria, rigida e sterile come è giusto che sia.
Si entra e sei subito protagonista, sì perchè se fino ad ora non lo avevi capito, in realtà oggi la star sei tu, tutti ti rivolgono almeno una parola gentile, tutti studiano le tue smorfie per capire come metterti a tuo agio, tutti ti rasserenano sul fatto che non sentirai niente. E la tua sensazione è proprio che ti sei preoccupato per nulla, che in realtà ciò che hai è classificato di poco sopra al raffredore, che queste persone hanno in mano la situazione e che l'affrontarla ogni giorno li ha portati a dominarla.
Intanto diversi di loro si occupano del tuo corpo, chi legandoti, chi ti attacca elettrodi, chi incolla un cerotto ghiacciatissimo che scopri non essere parte di un coktail, ma la messa a terra del tuo corpo, già perchè usando la elettrolocuzione, devono scaricare a massa la polarità, how che figo.
Comunque tu lasci fare a loro, daltronde non puoi fare altro, ed allora cominci l'esplorazione visiva. Si comincia dal classico, le luci sopra di te, affascinanti quasi assomigliano agli occhi di un trasnformer, robotizzate; poi giri la testa a sinistra ed il tuo orizzonte è completamente oscurato da schermi e cavi, verso destra invece lo spazio è maggiore, chiaro, rifletti, se devono muoversi tante persone hanno bisogno di spazio.
L'occhio si ferma sulla affascinante Anestesista, carina e giovane, e determinata; lo capisci da come sta infierendo sul tuo polso, decisa a vincere la battaglia intrapresa con la tua arteria radiale, la quale, dispettosa, oggi fa la biricchina e non si lascia violentare. Ma alla fine la belezza vince sempre e sei incanulato.
Una siringata e "se le gira la testa, non si preoccupi, le ho somministrato un ansiolitico per rilassarla.."
Ultima immagine, veloce, quasi distratta, una mascherina che si avvicina da destra, il suono lontano del mio ritmo cardiaco, un pensiero veloce ed assurdo, come starebbe bene come suoneria nel mio telefono, ancor più lontane alcune parole dell'Anestesista, ma troppo tardi non ho capito cosa diceva e via si dorme.

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